(Avanzato) Quale cognome si dà ai figli in Italia?
Sembra una domanda scontata, ma in Italia non esiste ancora una legge che gestisce l’attribuzione del cognome dei nuovi nati. Nonostante la proposta della Corte Costituzionale, le nuove coppie di genitori si trovano oggi in una situazione incerta.
Una domanda che fino a poco tempo fa non esisteva
Fino al 2022, in Italia la domanda non si poneva nemmeno: i figli nati nel matrimonio prendevano automaticamente il cognome del padre. Era una regola così radicata da apparire quasi naturale, anche se affondava le sue radici in un'idea di famiglia che oggi suona lontana, quella in cui, come stabiliva il vecchio codice civile, il marito era "capo della famiglia" e la moglie ne seguiva la condizione. Poi, nel maggio del 2022, la Corte Costituzionale ha cambiato le carte in tavola con la sentenza numero 131: l'automatismo del cognome paterno è stato dichiarato incostituzionale, perché rifletteva una disparità di trattamento tra i genitori. Da quel momento i genitori possono scegliere se dare al figlio solo il cognome del padre, solo quello della madre, oppure entrambi, nell'ordine che preferiscono.
Sembrerebbe una svolta epocale. Eppure, quattro anni dopo, l'Italia si trova ancora in una situazione sospesa: la sentenza ha aperto una possibilità, ma il Parlamento non ha mai approvato la legge che la Corte stessa aveva chiesto con urgenza.
Una scelta che cresce, ma lentamente
I numeri raccontano un cambiamento reale, anche se graduale. Secondo i dati presentati in Senato dall'ex direttrice dell'Istat Linda Laura Sabbadini, il doppio cognome era stato attribuito a 9.200 bambini nel 2020, quando esisteva solo la possibilità di aggiungere il cognome materno a quello paterno. Il numero è salito a 12.500 nel 2021 e, dopo la sentenza della Corte, è arrivato a 22.776 nel 2022 e a 23.184 nel 2023: una crescita dal 2,4% al 6,2% sul totale dei nati. Un balzo significativo, ma che lascia la doppia attribuzione ancora come scelta di minoranza, non come prassi diffusa.
I primi dati raccolti città per città, pochi mesi dopo la sentenza, mostravano differenze marcate tra un territorio e l'altro: a Milano quasi un neonato su cinque non riceveva più solo il cognome del padre, mentre in altre città la quota restava sotto il 10%. Diversi osservatori avevano parlato apertamente di un flop, sottolineando come le coppie continuassero a scegliere la strada tradizionale anche quando la legge ormai lo permetteva diversamente.
Perché la scelta resta difficile
Le ragioni di questa lentezza non sono solo culturali. La sentenza della Corte ha aperto una porta, ma ha lasciato sul tavolo due nodi che, in assenza di una legge, restano irrisolti. Il primo riguarda i fratelli: se una coppia ha già dato il doppio cognome al primo figlio, cosa succede con il secondo? Deve avere lo stesso cognome o i genitori possono scegliere di nuovo? Il secondo nodo è ancora più delicato e riguarda le generazioni future: se due persone con doppio cognome hanno un figlio insieme, quel figlio dovrebbe ereditare quattro cognomi? È il cosiddetto rischio dell'effetto moltiplicatore, che nel tempo potrebbe rendere i cognomi sempre più lunghi e complicati da gestire.
A questi problemi tecnici si aggiunge un ostacolo più semplice, ma non meno reale: l'incertezza burocratica. Senza una legge che regoli con precisione le procedure, molte coppie raccontano di essersi scontrate con uffici dell'anagrafe poco preparati o con richieste di documenti aggiuntivi non previsti dalla normativa. Una complicazione che, secondo diverse associazioni, scoraggia chi vorrebbe optare per il doppio cognome, ma preferisce evitare complicazioni nei giorni successivi alla nascita di un figlio.
Il dibattito politico, ancora bloccato
Il Parlamento ha provato più volte ad affrontare la questione, senza arrivare a una conclusione. Nella legislatura attuale, sono stati depositati cinque diversi disegni di legge, presentati da partiti diversi, che propongono soluzioni non sempre coincidenti. Il punto di maggiore scontro riguarda cosa fare quando i genitori non si trovano d'accordo: alcuni propongono che in questo caso scatti automaticamente il doppio cognome, in ordine alfabetico o stabilito da un giudice; altri, soprattutto nella maggioranza di governo, si opporrebbero a qualsiasi automatismo, preferendo lasciare la decisione interamente alla libertà delle parti.
Dopo essere rimasto fermo per circa un anno, l'esame dei disegni di legge è ripreso nella primavera del 2026, con l'obiettivo dichiarato di portare un testo condiviso in Aula. Al momento della pubblicazione di questo articolo, tuttavia, il Senato sta ancora lavorando sui termini per la presentazione degli emendamenti: la legge richiesta dalla Corte Costituzionale, quattro anni dopo la sua sentenza, non è ancora realtà.
Una questione di identità, non solo di norme
Dietro la complessità tecnica e i rallentamenti politici, la questione del cognome tocca un nervo più profondo: cosa significa, oggi, trasmettere un'identità a un figlio? Per chi sostiene la riforma, l'attribuzione automatica del solo cognome paterno è il residuo di un'idea patriarcale della famiglia, incompatibile con il principio costituzionale di uguaglianza tra i genitori. Per chi invece guarda con cautela al cambiamento, il cognome rappresenta un legame con la storia familiare che rischia di diluirsi se moltiplicato di generazione in generazione.
Quello che è certo è che la sentenza del 2022 ha già cambiato qualcosa, anche senza una legge: ha trasformato una regola automatica in una scelta. E ogni scelta, per definizione, apre uno spazio di discussione che prima semplicemente non esisteva.
📝 Vocabolario
- Radicata: profondamente consolidata o presente in una realtà, una cultura o una tradizione.
- Affondava le sue radici: aveva origine o proveniva da un contesto, una tradizione o un periodo precedente.
- Ha cambiato le carte in tavola: ha modificato in modo significativo una situazione o le sue condizioni.
- Disparità: differenza o disuguaglianza tra persone, gruppi o situazioni.
- Svolta epocale: cambiamento storico di grande importanza e impatto duraturo.
- Flop: insuccesso o risultato molto deludente.
- Anagrafe (ufficio): ufficio comunale che registra e aggiorna i dati dei residenti
- Legislatura: periodo durante il quale un parlamento esercita le proprie funzioni fino alle successive elezioni.
- Coincidenti: corrispondenti o che si verificano nello stesso momento o nello stesso punto.
- Emendamenti: modifiche o integrazioni proposte a un testo legislativo o a un documento ufficiale.