(Intermedio) Dantedì: ogni anno, il 25 marzo, l'Italia celebra il suo poeta più grande

(Intermedio) Dantedì: ogni anno, il 25 marzo, l'Italia celebra il suo poeta più grande

Ogni anno, il 25 marzo, l'Italia si ferma per ricordare Dante Alighieri, il poeta della Divina Commedia. Questa giornata si chiama Dantedì ed è una festa nazionale istituita dal Ministero della Cultura italiano.

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Dantedì: ogni anno, il 25 marzo, l'Italia celebra il suo poeta più grande
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Che cos'è il Dantedì?

Ogni anno, il 25 marzo, l'Italia si ferma per ricordare Dante Alighieri, il poeta della Divina Commedia. Questa giornata si chiama Dantedì ed è una festa nazionale istituita dal Ministero della Cultura italiano. Non si tratta di un giorno libero dal lavoro, ma di una celebrazione culturale: in tutta Italia, e anche in molti paesi del mondo, si organizzano letture pubbliche, mostre, spettacoli teatrali, conferenze e attività nelle scuole.

Ma perché proprio il 25 marzo? La risposta è nella Divina Commedia stessa. Secondo molti studiosi, il 25 marzo dell'anno 1300 è il giorno in cui Dante, in base alla storia narrata nel poema, si è perso nella selva oscura, dando inizio al viaggio più importante e celebrato della storia della lingua e della letteratura italiana. Una data simbolica, dunque, che collega il presente direttamente al cuore del poema.

Dante, l'esiliato che ha creato l'italiano

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 e muore a Ravenna nel 1321. È considerato il padre della lingua italiana: scrive la Divina Commedia non in latino, come era normale per i testi importanti del suo tempo, ma in volgare fiorentino, cioè nella lingua parlata dalla gente comune. Questa scelta rivoluzionaria contribuisce in modo decisivo a formare quello che oggi chiamiamo italiano.

La sua vita è segnata dall'esilio: nel 1302 le autorità fiorentine lo condannano e lo cacciano dalla città. Dante non torna mai più a Firenze. Viaggia, scrive, pensa e compone la sua opera più grande lontano da casa, in una condizione di dolore e nostalgia. Forse è anche per questo che la Commedia parla ancora a tutti noi: dietro i versi c'è un uomo reale, con una storia reale, che affronta temi universali come la giustizia, l'amore, la morte, la speranza.

Ravenna, la città che custodisce Dante

Per il Dantedì, la città più importante è Ravenna. Ravenna è la città in cui il Sommo Poeta è sepolto da più di sette secoli e i festeggiamenti iniziano proprio davanti alla sua tomba monumentale, con la lettura ad alta voce del tredicesimo canto dell'Inferno.

Letteratura, poesia, visite guidate alla zona dantesca e attività didattiche valorizzano la conoscenza di Dante e del suo lascito tra studenti, turisti, appassionati e nella comunità ravennate. Dal 24 al 29 marzo, l'ingresso al Museo e Casa Dante è gratuito per tutte le scuole.

La "Zona del Silenzio", come viene chiamata l'area intorno alla tomba, comprende anche i Chiostri Francescani, il Quadrarco di Braccioforte e la Basilica di San Francesco. Camminare in questi luoghi significa camminare negli stessi spazi dove Dante ha vissuto gli ultimi anni della sua vita.

Il Dantedì in tutta Italia e nel mondo

Il bello del Dantedì è che non appartiene solo a una città. A Brescia, ad esempio, il 25 marzo si organizzano visite guidate gratuite nei "luoghi dantizzati" della città e una conferenza dedicata alle illustrazioni della Commedia realizzate dall'artista tedesco Anselm Roehr.

A Treviso, dal Balcone dei Trecento si tiene una maratona di lettura con gli studenti, che si conclude con una lectio magistralis di un professore universitario. 

E il Dantedì supera anche i confini italiani. A San Paolo, in Brasile, gli istituti scolastici italiani organizzano attività che vanno dall'interpretazione contemporanea dei sette peccati capitali della Commedia fino alla creazione di canzoni ispirate alle tre cantiche. Ad Amsterdam, l'Istituto Italiano di Cultura propone una conferenza che legge il Paradiso Terrestre di Dante in chiave ecologica, mettendolo in dialogo con la poesia contemporanea.

Perché Dante ci riguarda ancora

Settecento anni dopo la sua morte, Dante è ancora ovunque: nelle scuole, nei teatri, nelle strade. Il suo viaggio nell'Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso è una storia senza tempo: parla di persone che hanno sbagliato e cercano di capire perché, di giustizia e ingiustizia, di amore che resiste a tutto.

Il Dantedì ci ricorda che la letteratura non è qualcosa di lontano e difficile: è uno specchio in cui guardare il mondo e noi stessi. E forse, in fondo, anche questo fa parte del viaggio.


📝 Glossario

  • Esilio: allontanamento forzato dalla propria città o dal proprio paese
  • Sommo Poeta: Dante Alighieri, sommo significa “altissimo”. Dante era chiamato così non per la sua statura, ma per le sue grandi capacità. 
  • Sepolto: messo nella tomba dopo la morte.
  • Lascito: quello che una persona lascia dopo la morte (beni, idee, opere).
  • Lectio Magistralis: lezione importante e formale tenuta da un esperto, spesso in ambito accademico.
  • Cantiche: parti principali di un’opera poetica divisa in sezioni (Inferno, Purgatorio e Paradiso per la Divina Commedia).

🔍 Approfondimento

Perché Firenze ha cacciato Dante?

La condanna di Dante non nasce da un crimine vero, ma da una lotta di potere. Firenze all'inizio del Trecento è spaccata in due fazioni rivali: i Guelfi Bianchi, a cui appartiene Dante, e i Guelfi Neri, sostenuti dal papa Bonifacio VIII. I due gruppi si odiano e si combattono per il controllo della città.

Nel 1301 papa Bonifacio invia a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con il pretesto di fare da mediatore. In realtà, Carlo favorisce i Neri, che ne approfittano per prendere il potere e mandare in esilio i capi dei Bianchi.

Dante viene travolto da questa ondata politica. Le accuse formali sono pesanti: corruzione, frode, pratiche illecite. Ma secondo gli storici si tratta di accuse costruite ad arte: il vero motivo è che Dante aveva cercato di bloccare l'arrivo di Carlo di Valois e si era opposto agli interessi del papa.

La condanna, emessa il 10 marzo 1302, prevede una multa salatissima, l'esclusione dai pubblici uffici e l'esilio a vita. Tornando a Firenze, sarebbe stato bruciato vivo: per questo, Dante non torna mai più nella sua città.

La storia ha un finale paradossale: nel 2008 il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato una richiesta per cancellare la condanna a Dante Alighieri, ma un documento formale di revoca della condanna non è mai stato emesso. Settecento anni dopo, l'ingiustizia è riconosciuta da tutti, ma non è ancora stata cancellata dagli atti ufficiali.

Fai il test di comprensione

1) Perché il Dantedì si celebra il 25 marzo?

2) Qual è la scelta più rivoluzionaria di Dante come scrittore?

3) Perché Ravenna è la città più importante per il Dantedì?

4) Cosa hanno in comune gli eventi di San Paolo e di Amsterdam per il Dantedì 2026?

5) Secondo l'articolo, perché Dante è ancora rilevante oggi?